Adlv, Giubileo del mondo del lavoro

1° Maggio, in Vaticano serve vero dialogo lavoratori-dirigenza

Che 1° maggio sarà per i lavoratori del Vaticano? Questa data ci spinge ciclicamente a fare un bilancio. Sono ormai anni che l’Associazione Dipendenti Laici Vaticani (ADLV) chiede riforme più concrete nell’ambito del diritto del lavoro. Il dialogo con l’ULSA, l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, è stato avviato ed è costante, ma i risultati sono lenti a vedersi e piuttosto circoscritti. Questo dipende da una concomitanza di cause più generali, non ultima la poco flessibile gestione economica della Santa Sede e una visione delle Risorse Umane non sempre innovativa e progressista. Auspichiamo novità dal recente cambio di vertici nella Segreteria per l’Economia.

In Vaticano manca una cultura della rappresentanza dei lavoratori

L’ ADLV è sempre stata disponibile al confronto, che dovrebbe portare a risultati concreti in tempi realistici per tutti. In Vaticano, va detto, manca ancora una cultura della rappresentanza, che noi intendiamo come legittimazione dei lavoratori ad associarsi per contribuire attivamente al miglioramento del proprio ambiente di lavoro attraverso un confronto leale, intelligente e rispettoso. Ma il nostro rispetto viene forse interpretato come passività, caratteristica che non ci è propria. Siamo pazienti, ma anche perseveranti. 

Aspettiamo il rinnovo dello statuto, amministrazioni tacciono

Da un anno e mezzo abbiamo presentato la riforma dello statuto ADLV; in sostanza una semplificazione di quello attuale. Dunque, nulla di eversivo. Eppure, è tutto fermo. Questa approvazione sarebbe un’ulteriore legittimazione dell’Associazione e forse questo preoccupa. Ricordiamo che essa nacque per volontà di San Giovanni Paolo II, corroborata da una sua precisa lettera e dai valori della Dottrina Sociale della Chiesa. Le Amministrazioni, di fronte alle nostre istanze, tacciono o forniscono risposte concordate e standardizzate, non soddisfacenti. Non aspiriamo ad avviare trattative sindacali: segnaliamo, piuttosto, criticità degne di attenzione. Il nostro lavoro è arduo, ma non perdiamo il mordente, consapevoli che di tutela dei lavoratori si debba parlare di più in Vaticano. 

Mancano le soluzioni concrete ai problemi dei lavoratori

La Santa Sede non è un mondo a sé stante: è pienamente integrata nella realtà europea, anche se formalmente indipendente da istituzioni sovranazionali. Ma il mondo del lavoro internazionale può e deve essere il benchmark. Serve un elemento “altro” con cui confrontarsi, come l’ITUC (International Trade Union Confederation), per esempio. Sono stati fatti passi in avanti sul fronte dei congedi parentali, ma molto c’è da migliorare nell’ambito del welfare e della tutela dei disabili. Di diverse Amministrazioni è stata presentata dettagliata relazione all’ULSA e sono stati organizzati incontri trilaterali, ma siamo ancora in attesa di soluzioni concrete. C’è poi la questione dei regolamenti da attuare, rinnovare, migliorare. In molti dicasteri tali regolamenti mancano o devono essere aggiornati e intere professionalità non vengono riconosciute.

Salari non tengono il costo della vita

La mancanza di concertazione ha un riflesso concreto sui salari, che hanno perso potere d’acquisto, ancor di più dopo il taglio del biennio, e sulle promozioni, che vengono concesse col lumicino e con criteri restrittivi e non sempre meritocratici. Tutto questo ricade su pensioni e liquidazioni. Il numero dei dirigenti laici negli ultimi anni è aumentato, come lo sono le relative voci di spesa. Eppure, per gran parte del personale, i livelli sono bloccati (benché la circolare del Cardinale Segretario di Stato abbia esaurito la propria funzionalità con il cessare di una situazione di emergenza); le gratificazioni economiche e la crescita professionale sono limitate; sussistono disparità economiche e di livello funzionale anche tra persone che svolgono la stessa mansione; il ricorso alle classi orizzontali è quasi inesistente e via dicendo. In generale, l’ambiente di lavoro non è motivante né gratificante.

Scollamento dirigenza-lavoratori

Al di là dei problemi specifici, quello che ci preoccupa maggiormente è l’assenza di confronto maturo e, di conseguenza, lo scollamento tra la dirigenza e la base. Secondo il nostro ultimo sondaggio, così la pensa il 74% dei lavoratori vaticani. Il nostro non vuol essere uno sterile cahier de doléances ma uno stimolo a mettere in discussione atteggiamenti di mera chiusura, inefficaci e infruttuosi. Ci auguriamo che il 1° maggio sia occasione di riflessione seria e adulta: lo auguriamo ai nostri iscritti, ai dipendenti ancora scettici sulla forza dell’associazionismo, e anche ai dirigenti, in un’ottica di promozione di una comunità di lavoro solidale.

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