Alla fine ha vinto la giustizia, mediata dalla ragionevolezza: Silvia e Domenico, i due colleghi ex IOR licenziati dopo essere convolati a nozze, saranno nuovamente assunti in Vaticano. Il loro è stato un vero e proprio calvario e più volte lo abbiamo ribadito nei nostri appelli. Questa sofferenza ha generato frutti positivi? In parte sì. Possiamo dire che sia prevalso un approccio basato sulla concertazione, ovviamente dopo un’obiettiva e accurata analisi della posizione delle due parti contendenti in sede giudiziaria.
Un grazie a tutti coloro che hanno favorito una conciliazione
Ringraziamo tutti coloro che hanno favorito questo accordo (ma perché non si è arrivati a una vera e propria sentenza?), a cominciare dal presidente del Tribunale Vaticano, il prof. Venerando Marano. È stata una vittoria del buon senso, del discernimento, della saggia volontà di tutelare una famiglia. Ringraziamo anche quei colleghi che, senza riserve né pregiudizi, ci hanno accompagnato in questo percorso di solidarietà, lasciando nel nostro sito Internet centinaia di messaggi di supporto e amicizia. Approfittiamo per sottolineare l’importanza dello spirito di corpo e dell’empatia in situazioni del genere. Il silenzio, talvolta, è complicità.
Chi risarcirà i due coniugi?
Si può parlare di una vittoria piena? Non proprio. Dopo essere riusciti ad affermare i propri diritti, con notevole dispendio di risorse economiche ed energie fisiche e mentali, chi risarcirà i due coniugi dei danni subiti semplicemente per aver costituito una famiglia? Purtroppo, in Vaticano la parte soccombente non è tenuta a rimborsare le spese legali alla parte vincitrice, come avviene invece in Italia, secondo i principi stabiliti dagli artt. 91, 92 e 96 (quest’ultimo di “responsabilità aggravata”) del Codice di procedura civile. E così – supponendo un caso grave di abuso di potere o ingiustizia – quali sarebbero gli strumenti di tutela a disposizione di un dipendente? Al momento, l’unica alternativa è quella di imbarcarsi in un’odissea che potrebbe durare anni, con esiti imprevisti. E inoltre, sono sempre garantiti i principi del giusto processo, che prevedono che sussista la parità delle parti, la ragionevole durata, la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa? Non dovrebbe forse esistere presso l’ULSA un elenco di avvocati d’ufficio per chi non ha le condizioni economiche per difendersi?
In Vaticano non ci sono ammortizzatori sociali
Una cosa è certa: il caso emblematico di Silvia e Domenico suggerisce che l’applicazione del diritto del lavoro in Vaticano necessita di basi più solide. Tutta questa vicenda si sarebbe risolta prima se lo IOR avesse ascoltato i nostri appelli, iniziati non appena era stato annunciato il loro licenziamento, o se avesse optato prima per un tavolo di concertazione mediata e immediata. Quale norma può vietare, nei fatti, che due persone si sposino in conformità con i principi del diritto canonico? E se questo avviene, quali misure vengono messe in campo per evitare un ingiusto licenziamento? Alla luce dell’ accordo, il Regolamento IOR – in Italia palesemente incostituzionale – rimarrà in vigore? Chi ne ha promosso la redazione dovrebbe ora porsi qualche quesito. Ricordiamo che in Vaticano, a differenza della stragrande maggioranza degli Stati occidentali, non sono previsti ammortizzatori sociali, strumenti indispensabili per affrontare crisi di vario tipo. È questo un aspetto che abbiamo segnalato già subito dopo l’emergenza Covid, contro la disposizione del cosiddetto “monte ore negativo” per una parte dei dipendenti.
L’Adlv per l’ascolto dei lavoratori del Vaticano
Il dialogo per noi è sempre stata la via maestra, e lo sarà ancora in futuro. L’Associazione viene sempre più spesso citata nei mass media per il contributo che sta offrendo nel costruire una comunità di lavoro sempre più inclusiva e serena. Molti giornalisti vorrebbero intervistarci. Ci apprezzano per il nostro coraggio. Non sappiamo se si tratti o meno di coraggio, ma sappiamo che non c’è altra via se non quella di ascoltare i colleghi, esporre i problemi e proporre soluzioni, cercando di migliorare le condizioni lavorative di tutti, operando “dal basso”. Il percorso è ancora lungo: siamo in attesa del riconoscimento del nuovo Statuto e di una serie di misure che agevolino la nostra attività, ampliando i nostri confini, la nostra presenza nei tavoli di lavoro, la nostra incisività.
Mentre aspettiamo soluzioni sempre più fattive, non manchiamo l’occasione di indirizzare a Silvia e Domenico un sincero augurio per l’inizio di questa nuova avventura!


