Adlv, lavoratori vaticano

In Vaticano l’Adlv serve davvero?

L’Adlv ha un senso. Perché? Ogni giorno diamo risposte a chi ci fa questa domanda. Il lavoro va tutelato ovunque, avendo come linea di comportamento il confronto. D’altronde, Papa Francesco, ricevendo la Cgil ha detto “fate rumore”. Noi non siamo un sindacato, ma ci sentiamo di fare nostro quell’appello, perché abbiamo il compito di rappresentare le voci, le speranze, le istanze dei dipendenti vaticano. L’Adlv nacque dal basso, dal volere dei dipendenti, ma poi fu San Giovanni Paolo II a dare a questa associazione una legittimazione. E maggio, mese del lavoro, ci dà nuovi spunti per intervenire, non solo sugli stipendi di chi lavora in Vaticano, ma anche su tante altre tematiche. E magari chiedervi anche di rinnovare la quota annuale.,

Gli scatti biennali

Degli scatti biennali abbiamo più volte parlato. Abbiamo anche presentato uno schema dettagliato con una serie di casistiche, e siamo convinti che col dialogo, con un atteggiamento sinodale possiamo convincere anche i più scettici nei confronti di questo istituto . In Vaticano infatti non esiste un meccanismo di concertazione tra quella che esternamente potrebbe essere l’azienda e le parti sociali. Chi deciderebbe con quali principi far aumentare gli stipendi? Non sarebbero decisioni facili da prendere, in assenza di un meccanismo consolidato. Come sarebbe utile prevedere un meccanismo più puntuale di indicizzazione delle pensioni e dei salari all’inflazione.

Quali ammortizzatori sociali?

Continuiamo a dire che serve introdurre anche in Vaticano un meccanismo di ammortizzatori sociali. L’assenza di questo strumento ha scatenato non poche tensioni in occasione dei lockdown, e di conseguenza il monte ore negativo ha creato non pochi malumori. Certo problemi vanno prevenuti, piuttosto che curati. Come Adlv abbiamo fatto le nostre proposte, il dialogo con le amministrazioni ha portato a dei risultati che hanno soddisfatto i più. Gli stipendi, già morsi dall’inflazione, non possono essere ridotti per effetti di penalizzazioni che nei fatti vanno al di là della volontà dei lavoratori.

I regolamenti specifici che fine hanno fatto?

Bisogna invece fare notevoli passi in avanti per quanto riguarda i regolamenti. Tanti dicasteri siamo stati accorpati, nel corso degli anni si sono create nuove professionalità, in tanti hanno acquisito competenze trasversali, e questo andrebbe ufficialmente riconosciuto. Su questo c’è bisogno di una consapevolezza collettiva, perché i regolamenti sono alla base di tutti i rapporti di lavoro. Il regolamento di Curia non contempla tutte queste specificità, ed esso non può essere che la base comune da dove partire per poi elaborare i regolamenti più specifici. Bisogna intervenire in alcuni settori, vedi i portieri, dove non è certo semplice far collimare i tempi con quelli della famiglia.

Necessarie più provvidenze per la famiglia

Il capitolo delle provvidenze per la famiglia merita un’attenzione particolare. Nella settimana scorsa si è parlato tanto di natalità, e pensiamo che anche in Vaticano si debba continuare ad affrontare questa tema. Ad oggi, quelli che potremmo chiamare gli assegni familiari, previsti per i dipendenti della Santa Sede, sono riservati nei fatti ai monoreddito, e questo vale anche i sostegni economici allo studio. E’ vero, le risorse sono limitate, ma un contributo minimo dovrebbe essere dato a tutti, al di là del reddito familiare. Sarebbe un segnale importante, come lo sarebbe abolire il ticket sui farmaci per coloro che hanno disabilità. Le famiglie crescono e si rafforzano anche se percepiscono che attorno a loro c’è un’attenzione diffusa.

Il nostro futuro nelle amni di tutti i dipendenti

 Ad oggi siamo più di 400 iscritti, e vi ringraziamo per la fiducia che ci avete accordato. E’ utile ricordare che l’esecutivo svolge un lavoro puramente volontario, senza percepire rimborsi o emolumenti, impiegando parte del proprio tempo libero per una causa che ritiene giusta. I contributi che ci arrivano dagli associati sono su un conto allo IOR e ci garantiscono una discreta sostenibilità per il futuro. Ma la modesta quota di 10 euro va versata annualmente, essa è più che altro un segnale per dire concretamente quanto si tiene a una comunità di lavoro più equa e solidale.

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